Parkinson: balla che ti passa, lo dice la scienza!

Musicoterapia presso la APP Voghera

Noi lo abbiamo sempre saputo che ballare è un toccasana, soprattutto per le persone con Parkinson e sono tante le iniziative di danzaterapia, biodanza, cantoterapia e musicoterapia che le nostre associazioni hanno messo e mettono in atto, perché la pratica ci ha dimostrato quanto sia efficace per il fisico, per la mente, per la vita sociale e per contrastare la malattia. Molto riuscita ad esempio, dal 2006 al 2008, l’iniziativa messa in campo direttamente da Parkinson Italia ONLUS – con il supporto di NOVARTIS – “Tutti in ballo contro il Parkinson” con Luciana Savignano a fare da madrina e con tappe in tutta Italia.
Dell’efficacia della musica poi, ne avevamo già parlato nel nostro ‘Post’ del 17 maggio scorso ‘Musica come terapia per far camminare i malati di Parkinson dove il dottor Klaus Von Wildt, docente di Neurochirurgia e Neuroriabilitazione all’Università di Munster, spiega che “Il segreto è nel ritmo”.
E avevamo anche già parlato di teatroterapia e musicoterapia, raccontando delle attività svolte dal Northwestern Memorial Hospital di Prentice (USA) nel ‘Post’ del 28 giugno dal titolo ‘Musicoterapia e teatroterapia migliorano le componenti fisiche ed emotive del Parkinson’, dove si descriveva il programma “Arti Creative per il Parkinson”, guidato da terapisti appositamente addestrati in musica e teatro presso l’Istituto per la terapia attraverso le Arti di Chicago.

Ora, uno studio specifico, che dà risultati incoraggianti anche da un punto di vista scientifico, è stato fatto dai ricercatori della Washington University e dell’Albert Einstein College of Medicine di New York che sono giunti alle nostre stesse conclusioni, stilando un lungo elenco dei benefici della danza, dal miglioramento del controllo muscolare al rafforzamento dell’elasticità delle articolazioni, fino appunto alla capacità di ritardare i sintomi della malattia di Parkinson.

Gli studiosi sono partiti dall’assunto, già dimostrato da precedenti studi, che danzare faccia bene alla salute, cercando poi di capire se questa pratica abbia o no un effetto positivo sul cervello. Al termine di vari esperimenti, hanno dimostrato che tutti i pazienti manifestavano un miglioramento nella “Unified Parkinson’s Disease Rating Scale Motor”, il punteggio che valuta l’andamento della malattia in relazione al movimento. Secondo i ricercatori, mantenendo elastico e attivo il cervello si può aumentare o tenere costante il numero di connessioni tra i neuroni e quindi conservare una certa ricchezza cognitiva, a dispetto dell’età e delle demenze.

La malattia di Parkinson – spiega il professor Nereo Bresolin, direttore del Dipartimento di Scienze Neurologiche dell’università degli Studi di Milano – è una patologia che porta alla bradicinesia, ovvero a disturbi dell’equilibrio, tremore e ipertono ‘plastico’. La tendenza dei pazienti è quindi quella di ridurre il movimento e di isolarsi dall’attività sociale. La musica in genere, dal teatro al ballo, coinvolge sistemi forti emozionali e automatismi psicologici legati a ricordi musicali e affettivi, soprattutto se il paziente era già propenso ad andare a ballare. Tutto ciò fa sì che si antagonizzino alcuni dei sintomi parkinsoniani: considerando che i due sistemi motori sono, nell’uomo, quello ‘piramidale’, o volontario, e quello ‘extrapiramidale’, o involontario, possiamo dire che l’intenzione al movimento crea una prevalenza del primo, facendo (transitoriamente) scomparire o ridurre la funzione patologica dell’extrapiramidale“.

Gli istituti di ricerca più importanti del mondo stanno cercando di capire fino a che punto questa ‘terapia’ sia efficace e in Gran Bretagna – già nel 2008 – è stato anche creato un centro ad hoc, il Dance Psychology Lab dell’università inglese dell’Hertfordshire, che l’estate scorsa è riuscito nell’impresa di scrivere, produrre e portare in scena all’Edinburgh Festival Fringe il musical ‘scientifico’ Dance, Doctor, Dance! The Psychology of Dance Show. Il merito va tutto allo psicologo-ballerino Peter Lovatt, fondatore del centro e tra i primi uomini di scienza a sostenere che le malattie neurodegenerative si possano curare (anche) ballando.

Anche in Italia molti neurologici sono convinti che la malattia di Parkinson si possa curare solo con un approccio multidisciplinare e che i risultati più innovativi ottenuti finora a livello terapico siano proprio il frutto del giusto mix tra farmaci e fisioterapia. Con la danza in particolare, perché il ballo migliora lo stato dell’umore, costringendo il malato a prepararsi, uscire e interagire. E poi ci sono il ritmo, i passi, i tempi: tutto questo aiuta a fortificare la ‘memoria procedurale’. I malati di Parkinson, infatti, perdono la motilità automatica (che rappresenta l’80% circa della motilità generale) e devono quindi ‘volere’ ogni singolo movimento. La fisioterapia per loro è necessaria e va fatta in sedute di quasi un’ora al giorno. Ma purtroppo è noiosa e il ballo è un’ottima alternativa, altrettanto efficace ma più divertente.

Tratto da un articolo di SARA FICOCELLI (LaRepubblica.it)

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