Danzaterapia: una terapia non farmacologica per il Parkinson?

Elena Sodano

In occasione della Terza Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson, le tecniche corporee di danzaterapia espressivo relazionale applicate ai pazienti dello ‘Spazio Alzheimer e Demenze neurodegenerative di Catanzaro’ sono state presentate a Roma, sabato scorso 26 novembre dalla presidente della Ra.Gi. ONLUS, Elena Sodano, danzaterapeuta Apid, che ha avuto modo di presentare l’esperienza catanzarese al seminario promosso a Tor Vergata – Biblioteca della Neurologia di Roma – dal tema ‘Esiste una terapia non farmacologica per il Parkinson?

La presentazione dell’esperienza si è esplicitata attraverso due momenti: una relazione di natura anatomo-fikesiologica sui benefici applicativi della Laban Movement Analysis e in particolare degli ‘Effort-Shape’ e di seguito un laboratorio esperenziale di danzaterapia espressivo relazionale rivolto a medici, neurologi, infermieri e familiari di pazienti che hanno potuto sperimentare alcune attività di danzaterapia proposte nello Spazio Alzheimer e demenze neurodegenerative.

Il metodo applicato – ha riferito la Sodano – è quello che ho appreso con il professor Benoit Lesage medico e direttore dell’Istituto Irpecor (Francia) durante i miei anni di formazione. Attraverso lenti percorsi circolari e spiraliformi e opportuni esercizi di sensibilizzazione che partono dai piedi, si comincia a capire/esperire il concetto di centro di equilibrio che viene poi esteso, con specifici esercizi, ai segmenti corporei fondamentali che regolano la statica del corpo: ginocchia, anche/ bacino, zona lombare, torace, zona cervicale/occipitale. Il lavoro differenziato e orientato alle singole parti del corpo viene sviluppato con esercizi specifici sui 3 piani fondamentali, lavorando prima per forze contrapposte (alto-basso, avanti-indietro, destra-sinistra)

Progressivamente si sviluppa una maggiore consapevolezza corporea attraverso un opportuno processo trasformativo del movimento fisico accompagnato da una costante presenza mentale. Ciò consente di affrontare il classico blocco motorio tipico del malato di Parkinson, spostando l’attenzione alla funzione del movimento piuttosto che al movimento stesso. Tale approccio comporta che non esistono ‘malati’, ma individui con maggiore o minore libertà di azione o di elaborazione dovuta a impedimenti di natura interna od esterna che limitano la pratica di qualsivoglia movimento.

Questo metodo di lavoro consente di uscire dalla logica frustrante del non riuscire a comandare il proprio corpo nell’eseguire un determinato movimento, situazione tipica del malato di Parkinson, e, attraverso la logica del processo, ovvero dei piccoli passi, di raggiungere comunque un risultato corretto parametrato alle proprie possibilità del momento.

Il gesto lento, misurato e di ascolto consente una ‘mappatura’ del proprio sistema integrato corpo-mente-relazione, attraverso la ripetizione di movimenti corporei che si sviluppano con forze opposte nei tre piani fondamentali. La lentezza e la regolarità ritmica degli esercizi basati sull’attività funzionale, la stimolazione interna degli organi, l’atteggiamento flessibile del corpo, gli effetti dell’allenamento sui centri di equilibrio hanno rilevanza clinica soprattutto per i malati di Parkinson, svolgendo attività di prevenzione delle cadute (riducendo la probabilità di cadute rovinose), riducendo il tremore e controllando l’attività motoria.

L’importante per il malato non è tanto il ‘ricordare’ i movimenti o una sequenza, quanto il ‘fissare’ i principi che stanno alla base dei movimenti fondamentali del corpo umano nello spazio in modo da renderli parte integrante (‘normali’).

 

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Una risposta a Danzaterapia: una terapia non farmacologica per il Parkinson?

  1. Jeanne ha detto:

    Sto seguendo delle sedute di Pilates e sto ottenendo dei notevoli risultati a livello motorio e della mente – quindi penso che questa Danzaterapia sia di grande aiuto –

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